Biodiversità: il reclutamento compensativo permette la persistenza di popolazioni di anfibi in habitat antropici

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Biodiversità: il reclutamento compensativo permette la persistenza di popolazioni di anfibi in habitat antropici
Un nuovo studio ha rivelato l'esistenza di un meccanismo demografico, chiamato "reclutamento compensativo", che permette ai rospi in via di estinzione di compensare l'aumento della mortalità e l'invecchiamento accelerato causati dalle attività umane. Questo meccanismo chiave potrebbe essere coinvolto nella persistenza di alcune popolazioni animali che vivono in ambienti antropici degradati e altamente perturbati.
 
Oggi quasi il 95% della superficie terrestre presenta tracce di alterazioni umane e il 66% del territorio presenta livelli di antropizzazione da moderati a elevati. Questa massiccia artificializzazione del pianeta è una delle principali cause di erosione della biodiversità.
 
Sebbene la maggior parte degli organismi sia colpita negativamente da questo fenomeno, un numero limitato di specie sembra beneficiare delle attività umane anche quando queste modellano profondamente i paesaggi (ad esempio, urbanizzazione, agricoltura, silvicoltura e attività minerarie), ma la nostra comprensione dei processi e dei meccanismi di popolazione coinvolti rimane molto frammentaria.
 
In uno Link identifier #identifier__16775-1studio recentemente pubblicato nei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), un team di 62 ricercatori provenienti da sette Paesi, tra i quali l’Italia con il Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi Roma Tre, ha analizzato l'influenza di tre forme di antropizzazione dell'habitat (agricoltura, silvicoltura e attività estrattive di superficie) sulla mortalità degli adulti, sul reclutamento e sulla stabilità delle popolazioni di una specie di anfibio protetta e minacciata, il rospo dal ventre giallo (Bombina variegata). Per un periodo complessivo di 25 anni, hanno raccolto i dati individuali di quasi 21.000 rospi provenienti da 67 popolazioni dell'Europa occidentale.
 
I ricercatori hanno scoperto che i rospi hanno una sopravvivenza da adulti più bassa, un invecchiamento più rapido e tempi di generazione più brevi negli ambienti antropizzati rispetto agli habitat naturali. L'aumento della mortalità e l'accorciamento dei tempi di generazione sono stati maggiori negli habitat (come le foreste disboscate e le cave attive) in cui le attività umane non sono limitate da normative ambientali, come ad esempio la protezione degli anfibi nelle riserve naturali.
 
Tuttavia, i ricercatori sono rimasti stupiti nel constatare un aumento del reclutamento degli adulti (dovuto a una maggiore riproduzione o a una migliore sopravvivenza dei giovani), che ha compensato la maggiore mortalità indotta dalle attività umane, garantendo così la vitalità a lungo termine delle popolazioni. Questo meccanismo, definito "reclutamento compensativo", è stato efficace anche in alcuni luoghi dove le attività minerarie e forestali erano intense e soggette solo a una regolamentazione limitata.
 
Hugo Cayuela, ricercatore post-dottorato presso il CNRS (Laboratorio di biometria e biologia evolutiva, Università di Lione 1) commenta: "Il reclutamento compensativo era stato finora studiato principalmente nel contesto dell'ecologia delle malattie infettive. Sapevamo anche che alcune piante potevano mostrare questo tipo di meccanismo demografico in risposta agli stress antropici. Ma a mia conoscenza, siamo i primi a dimostrare che il reclutamento compensativo può garantire la vitalità di alcune popolazioni animali in ambienti talvolta altamente artificializzati".
 
“Nel nostro Dipartimento sono attivi da più di 20 anni studi di popolazioni di anfibi. Gli zoologi del Dipartimento di Scienze – racconta il prof. Leonardo Vignoli - conducono studi a lungo termine sulla demografia di diversi anfibi endemici italiani come l’Ululone appenninico (specie a forte rischio di estinzione – Endangered secondo i criteri IUCN) e la Salamandrina dagli occhiali. I dati raccolti in due decadi su una popolazione di Ululone appenninico (Bombina pachhypus) nel Parco Nazionale della Majella sono stati analizzati e inclusi nello studio pubblicato su PNAS a testimonianza del valore degli studi di demografia di specie di interesse conservazionistico e degli studi a lungo termine in generale”.