Un team internazionale di ricercatori, tra cui Giovanni Baccolo del Dipartimento di Scienze dell’Università Roma Tre, ha pubblicato sul Journal of Hazardous Materials Link identifier #identifier__144439-1il primo studio globale sull’accumulo di mercurio negli ambienti glaciali.
La ricerca ha analizzato 130 campioni di crioconite, il sedimento scuro che si forma sulla superficie dei ghiacciai, raccolti su 39 ghiacciai distribuiti in tutto il mondo, dalle Alpi alla Groenlandia, dall’Alaska all’Antartide. I risultati mostrano che questo materiale agisce come un vero e proprio hotspot di accumulo per il mercurio.
Il mercurio è uno degli inquinanti più tossici presenti nell’ambiente. Viene emesso in atmosfera soprattutto da attività umane come combustione di carbone, attività industriali e minerarie. Grazie alla sua elevata mobilità atmosferica, può essere trasportato fino alle regioni più remote del pianeta, incluse quelle glaciali. Lo studio mostra che i ghiacciai intercettano e concentrano questo contaminante in misura molto maggiore rispetto ad altre matrici ambientali tipiche degli ambienti alpini e glaciali.
Le concentrazioni più elevate sono state individuate in Scandinavia, Alaska e Alpi europee, probabilmente in relazione alla vicinanza con aree industrializzate e a sorgenti storiche di contaminazione, come distretti minerari attivi fino a tempi recenti. Nel caso delle Alpi, le elevate concentrazioni osservate su alcuni ghiacciai sono state ricondotte anche all’eredità delle attività militari della Prima guerra mondiale, durante la quale il mercurio veniva comunemente utilizzato negli inneschi delle munizioni.
La ricerca evidenzia inoltre una forte differenza tra emisfero nord ed emisfero sud: i ghiacciai dell’emisfero settentrionale mostrano livelli di contaminazione significativamente superiori, coerentemente con la distribuzione globale delle emissioni antropiche di mercurio.
Secondo gli autori, questi risultati assumono particolare importanza nel contesto del cambiamento climatico. La fusione accelerata dei ghiacciai sta infatti favorendo il rilascio del mercurio accumulato nel ghiaccio nel corso dei decenni passati. La crioconite presente sulla superficie glaciale concentra le tracce dell’elemento trasportate dall’acqua di fusione, agendo come una sorta di filtro naturale prima del trasferimento verso torrenti e ambienti a valle.
“Questo studio dimostra ancora una volta che i ghiacciai non sono soltanto archivi passivi degli inquinanti atmosferici del passato”, spiega Giovanni Baccolo. “Con il riscaldamento climatico stanno diventando sempre più sorgenti secondarie di contaminazione ambientale. Per la prima volta abbiamo dimostrato che questo processo coinvolge anche il mercurio, uno degli elementi più tossici e problematici per gli ecosistemi.”


